Il tumore al testicolo rappresenta circa l’1% di tutte le neoplasie nel maschio, e negli ultimi anni si sta assistendo a una riduzione del ritardo della diagnosi, associata a una maggior efficacia della terapia, che si traducono in una riduzione della mortalità.

Si distinguono due forme di questo tumore, i seminomi e i non seminomi. I primi originano dalle cellule germinali, quelle adibite alla produzione di spermatozoi, i secondi invece si dividono in carcinomi embrionali, teratomi, coriocarcinomi e tumori del sacco vitellino.

I fattori di rischio di questa patologia sono dati essenzialmente dai disturbi dello sviluppo dell’apparato riproduttore maschile come criptorchidismo, ipospadia e riduzione della spermatogenesi, oltre all’aumentato rischio in caso di familiarità per la patologia.

Il tumore al testicolo solitamente esordisce con un nodulo palpabile, un aumento di volume o una sensazione di pesantezza del testicolo. Raramente esordisce con un dolore acuto o un gonfiore insorto rapidamente.

Alla diagnosi ci si arriva tramite ecografia del sacco scrotale che può evidenziare la lesione, dosaggio di alfa-fetoproteina, beta-HCG e lattatodeidrogenasi che sono prodotti in maggior misura dalle cellule tumorali, e in caso di sospetta positività con biopsia e possibile asportazione del testicolo per valutare poi l’iter terapeutico migliore per il paziente.